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Spunti di riflessione in un mare di attualità.

Non ci servono braccia, ci serve umanità

Ad oggi 2020, cinquantesimo anno dall’emanazione dello Statuto dei Lavoratori, ancora troppi lavoratori e lavoratrici non hanno accesso a condizioni e tutele che rappresentano le fondamenta di un rapporto lavorativo. Precarietà, sfruttamento, percosse e ricatti sono all’ordine del giorno per migliaia di persone considerate invisibili dalla popolazione. Questa, abbinata al lavoro in nero, è una delle più ingiuste realtà di illegalità “tollerata”.

Ne è fulgido esempio il fatto di Latina sopracitato. Violenza inaudita per una richiesta necessaria al mantenimento della salute del lavoratore. Neppure la pandemia e l’acceso dibattito sulla regolarizzazione degli irregolari del settore agricolo sembrano aver migliorato la situazione. Serve ridare dignità al lavoro e al lavoratore e non è possibile, soprattutto oggi, dover scegliere fra salute e lavoro.

Viviamo di politiche emergenziali?

Un primo passo verso la regolarizzazione è stato pensato tramite il cosiddetto “Decreto Rilancio”, fortemente voluto dall’attuale governo e che, teoricamente, servirà a trainare il paese nella “fase 2” dell’emergenza coronavirus.

Nel grande calderone del decreto è prevista la regolarizzazione di lavoratori e braccianti stranieri nei campi, di colf e badanti. Purtroppo, la suddetta regolarizzazione si regge su “stampelle” barcollanti essendo basata su norme poco chiare e che prevedono l’anteporre un freddo pragmatismo ad una situazione che ha molto di umanitario, invece.

Approfondisci: cosa prevede il Decreto Rilancio riguardo a braccianti, colf e badanti

L’affannata corsa contro il virus ha spinto a velocizzare la trafila dei problemi da affrontare e ha trasformato uno dei grandi crucci italiani in qualcosa da risolvere in fretta, una manovra utilitaristica che non pone rimedio a leggi ormai sorpassate (come la Bossi – Fini) e, anzi, sembra voler trattenere il mare con un cerotto.

Di fatto dal decreto vengono escluse diverse realtà lavorative come edilizia, supermercati, artigianato ad esempio.

Una politica emergenziale che tutto non può risolvere con un semplice colpo di spugna poiché necessitiamo un percorso di regolarizzazione serio, un piano concreto e ragionato, che permetta a tutti gli “invisibili” di emergere dall’illegalità, che dia loro la forza di dire no alla malavita organizzata e allo sfruttamento. Che sia modo anche di uscire dall’anonimato sanitario, permettendo di accedere al sistema sanitario, questione primaria soprattutto in questo momento.

La battaglia portata avanti dai politici non deve concentrarsi su un banale partitico fronte, ma deve abbracciare un più grande campo visivo fatto di umanità e di lotta all’illegalità. Perché dire no a questo processo è regalare un grande match point alle mafie ed alla criminalità, arroccandoci in una roccaforte sovranista che ci porterebbe solamente ad affondare in una palude di degrado.

Diritti, Politica e Polemiche

Le notizie degli scioperi indetti a fronte delle richieste a proposito del “decreto rilancio” sono state bellamente ignorate dalla classe politica, che ha invece preferito polemizzare, come al solito, su altre questioni quali la commozione della ministra Teresa Bellanova.

La fondata richiesta di una miglior politica in tema immigrazione rimane quindi fragile e introdotta con fretta, quanto mai in questo campo cattiva consigliera, ma soprattutto fa naufragare le speranze di molte persone di ottenere diritti fondamentali.

La proposta quindi è solamente un mero tentativo di regolarizzare “braccia” invece che persone solo per un dato periodo di tempo, vincolando la questione alle esigenze del mercato italiano e cercando di rendere “accettabili” agli occhi di tutti gli immigrati poiché sarebbero serviti a badare agli anziani o lavorare sui campi con stipendi irrisori.

“L’unico modo per parlare di immigrazione e immigrati senza infastidire troppo le destre e per cercare di non perdere il consenso elettorale sembra essere quello di disumanizzarli a tal punto da renderli semplicemente utili alla collettività e collocarli alla base di una piramide sociale razzializzata e fatta di ingiustizie.”

Cosa serve davvero all’Italia?

L’Italia odierna si ritrova nel bel mezzo di una crisi sanitaria e da anni in una crisi umanitaria. I flussi migratori sono visti dalla gran parte della popolazione come un danno o come capro espiatorio. Ci ritroviamo inoltre complici delle violazioni di basilari diritti umani – secondo un recente studio europeo – che continuano ad essere perpetrati in Libia. E come se non bastasse, ad aprile, sono stati assegnati diversi milioni da destinarsi in navi per la polizia libica in modo da respingere i flussi migratori.

Le leggi italiane a riguardo, poi, puntano alla chiusura anziché all’inclusione sociale. La regolarizzazione da sola non basta: serve concentrarsi anche sulle retribuzioni salariali eque e sulla lotta al lavoro nero. Perché non è la visione dell’immigrato “cattivo” o la fantomatica invasione che molti acclamano a gran voce sospinti da inni di propaganda politica che ci salveranno dalla crisi, ma anzi, è una corretta gestione delle regolarizzazioni, della lotta alla povertà – che genera criminalità – e dell’inclusione sociale.

Non è necessario ricorrere all’oggettificazione o alla strumentalizzazione di una categoria di persone per renderle “accettabili” all’opinione pubblica, è necessario invece smantellare un sistema di leggi obsolete ed ingiuste ricorrendo ad una misura mirata e non a piccole sanatorie al bisogno che sì, potranno sembrare dei piccoli passi avanti, ma non sono abbastanza.

Perché all’Italia non servono braccia, serve umanità.

 

Andrea Donadelli

Andrea Donadelli