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Spunti di riflessione in un mare di attualità.

Infodemia: perchè è un problema sottovalutato

E’ solo un problema di fiducia?

“infodemia s. f. Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.”

Ebbene sì, iniziamo con un parolone, un neologismo nato in questo 2020 di incertezze. Potessimo fare un grande riassunto di questi mesi, vedremmo davvero passare davanti ai nostri occhi increduli insicurezza, dubbi, perplessità, ansia sino a giungere a grandi scene di panico. Ci tornano dunque alla mente la Cina, il primo caso di Codogno, l’assalto ai supermercati, le prime zone rosse e le fughe verso il Sud.

Dino Ameduni, su Atlante, ci racconta come accanto alla pandemia di Coronavirus “se n’è sviluppata un’altra parallela che si è attivata e che si attiva ogniqualvolta si crea una crisi di fiducia dei cittadini nei confronti dell’informazione “ufficiale”, che proviene prima di tutto dalle istituzioni chiamate a gestire un’emergenza, ma che riguarda anche l’eterogenea galassia dei mezzi di informazione.”

In breve, grazie anche alla ormai perpetua presenza nelle nostre vite di social media o sistemi di messaggistica digitale, avvengono continui scambi di informazioni da fonti più che disparate, tutto perché vi è un grande calo della fiducia nelle istituzioni (Stato, Regioni, comuni…) e nelle informazioni emanate dalle stesse a favore di notizie o fatti che provengono da continui passaparola, soprattutto se riportate da persone rientranti nella cerchia amicale o familiare.

Conflitti e mancata chiarezza forniscono solo effetti collaterali.

La situazione emergenziale affrontata ha colto alla sprovvista anche i metodi comunicativi dell’istituzione stessa; di fatto abbiamo potuto notare come in un primo momento la confusione regnava sovrana, con conflitti Stato-regione, soprattutto dopo l’attuazione di misure straordinarie da parte di Lombardia e Veneto, che si sono protratti anche in aprile e maggio (basti pensare al caso Marche o al recente caso Calabria). La differenza di omogeneità delle misure, che non è stata posta in modo chiaro sin dall’inizio, ha portato alla ricerca di informazioni “nascoste” per verificare se, come scrive Ameduni, il “panico istituzionale” avesse qualche motivo non ancora emerso alla pubblica opinione.

In secondo luogo abbiamo potuto apprezzare l’ampio spettro di opinioni rilasciate da personaggi di rilievo sia attraverso i media tradizionali, sia attraverso i già citati social media, arrivando persino a dibattiti a distanza, contraddizioni e veri e propri conflitti fra esperti. Possiamo citare ad esempio l’iniziale differenza di vedute fra il professor Pregliasco e Maria Rita Gismondi, direttrice del laboratorio all’ospedale Sacco, oppure il più recente diverbio fra Burioni e Tarro.

Il contrasto fra esperti del settore, unita alla poca fiducia nelle istituzioni, hanno generato in Italia una situazione di incertezza nella popolazione che ha portato alla diffusione di notizie poco attendibili e da fonti ignote sui social mischiato ad affermazioni sensazionalistiche e titoli acchiappa click.

Fiducia quindi persa in partenza dato che enti politici (di sx e dx), giornali e istituzioni non hanno utilizzato i canali di informazione per “informare”, bensì per rilanciare idee politiche e semplice propaganda.

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Le copertine di Libero nei giorni di OutBreak del Virus (foto di Matteo Flora, mgpf.it)

La polarizzazione delle notizie ci porta a diffidare delle fonti ufficiali

Un ulteriore grande problema che sorge quando c’è assenza di fiducia in una autorità è la deriva nella ricerca di notizie: si va infatti a cercare fatti o articoli che vanno a confermare una nostra idea di pensiero, unita a pregiudizi, indipendentemente dalla qualità o autorevolezza della stessa. Wikipedia definisce un bias cognitivo come: “un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque ad un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio”. In particolare parliamo proprio di bias cognitivo ‘di conferma’ (cioè la tendenza a fidarci maggiormente delle opinioni altrui quando assomigliano alle nostre o a ricordarci maggiormente le informazioni quando sono in linea con il nostro punto di vista) che genera quell’impasto sostanzialmente inscalfibile che porta alle conseguenze a cui abbiamo assistito nel recente passato come mascherine introvabili o Amuchina in vendita a prezzi folli su Amazon.

La galassia dell’informazione “neutra”, come quella dei siti ministeriali, è stata quindi sommersa da un marasma di notizie, tweet, post e video polarizzati da parte di ambedue gli schieramenti politici che hanno oscurato la posizione di informazioni accurate e certificate.

Le Parole della destra (fonte Matteo Flora, mgpf.it)

 

Le Parole della sinistra (fonte Matteo Flora, mgpf.it)

 

Fatichiamo quindi a “bucare” le “bolle di pensiero” poiché tendiamo a chiuderci in esse, a difesa della nostra posizione, non riuscendo ad aprirci verso idee altrui. La nostra mente agisce quindi da “schermo riflettente” poiché, soprattutto sui social, ci ritroviamo all’interno di una echo-chamber (camera dell’eco) dove la diffusione di articoli, notizie e commenti viene condivisa da amici e conoscenti che condividono la nostra idea amplificando quindi una visione univoca e acritica sull’argomento.

L’univocità di pensiero aumenta il rischio di condivisione di fake news

Sebbene l’infodemia in sé possa portare come abbiamo detto in precedenza a informazioni polarizzate, propaganda e interessi economici, è stato notato come l’epidemia in corso abbia portato all’aumento delle cosiddette fake news”, con i conseguenti possibili pericoli per la nostra salute e di quella di chi ci sta intorno.

Certo: le bufale non sono la scoperta del decennio, ma in questo periodo ha cominciato a svilupparsi una categoria di fake news dedicata esclusivamente a Covid19 desiderosa di manipolare l’opinione pubblica sfruttando, appunto, la paura che ci attanaglia. In molti casi le suddette sono facilmente smascherabili, ma in altri casi, gli autori, che provano a soddisfare domande irrisolte, ci portano in un limbo in cui è difficile per l’utente trovare materiale comprovante che permetta di poter capire se quella sia o meno una fake news, quindi in assenza di possibilità di controllo (fact checking) la notizia, benché falsa, acquista maggior credibilità.

Possiamo fare un chiaro esempio con i timori che ha suscitato la tecnologia 5G, su cui gli esperti hanno opinioni contrastanti: è lì che la notizia falsa va a crescere rigogliosa: nell’ambiguità e nel dubbio. La mentalità cospirativa permette a chiunque di trovare le proprie risposte. Possiamo notare infatti come nel grafico qui sotto ci sia stato un picco di ricerche che comprendessero 5G e Coronavirus nella stessa frase (Potete trovare un’ottima disamina dell’argomento qui.).

I pericoli per la salute sono risultati concreti

E se non bastassero queste casistiche a portare caos nell’impetuoso fiume di notizie da cui siamo costantemente travolti abbiamo potuto osservare come dichiarazioni di personaggi influenti a livello globale hanno portato disinformazione e, in casi recenti, anche minacce alla nostra salute. Le dichiarazioni del premio Nobel Luc Montagnier hanno contribuito al marasma generale poiché molte persone, riconoscendolo dietro al famoso premio da lui ricevuto, hanno cominciato a dare credito alle teorie sulla possibile creazione del virus in laboratorio. Teorie di fatto allontanate subito dalla comunità scientifica (già nel 2017 aveva avuto un forte diverbio con la stessa), poiché la scienza è in continua evoluzione ed un riconoscimento importante non garantisce l’infallibilità. Purtroppo non è la prima volta che un premio Nobel, o in questo caso proprio Montagnier, ha avuto diverbi con la comunità scientifica. Nel 2002 infatti, prima ancora di essere premiato, Montagnier aveva consigliato al Papa un estratto di papaya per combattere il Parkinson.

In aggiunta a questo, persino il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato dichiarazioni tendenzialmente pericolose riguardo il Coronavirus. Infatti Donald Trump ha affermato che l’iniezione di disinfettanti o candeggina e l’utilizzo di luce ultravioletta potevano essere utilizzati per sconfiggere il virus. Inoltre, nella serata del 30 aprile, ha dichiarato anche di possedere le prove che il virus fosse stato creato in laboratorio a Wuhan, causando l’aumento delle tensioni già presenti con la Cina.

Ciò ha causato una reazione a catena di risposte, sia dalla comunità scientifica che dalle aziende produttrici di disinfettanti, alla sua dichiarazione con il preciso scopo di salvaguardare la popolazione da azioni rischiose per la propria salute.

Possiamo altresì notare, come notifica il centro antiveleni del Niguarda, che un uso scorretto dei disinfettanti può portare ad esiti davvero poco piacevoli.

Come uscire quindi da questa situazione complicata?

Certamente la pandemia ci ha colti di sorpresa e lo Stato ha dovuto affrontare una situazione di emergenza non preventivata e del tutto nuova, con effetti a ricaduta su molti aspetti della vita dei cittadini. Tra gli effetti collaterali di questa situazione, l’infodemia è stata forse sottovalutata.

Gli atti comunicativi, specie nelle situazioni emergenziali, sono fondamentali e non devono poter essere travisati in nessun modo.

Come specificano Alex Piovan e Nicola Grandi su Repubblica: “Questa infodemia colpisce di preferenza proprio chi fatica ad accedere ai canali ufficiali di comunicazione (istituzionali e scientifici, primariamente), che sono lo strumento per verificare la veridicità delle notizie. Chi non capisce è più fragile e vulnerabile. Perché una comunicazione scorretta crea dissonanze, le dissonanze creano panico e il panico spesso genera reazioni e comportamenti controproducenti.”

Si dimostra quindi un problema vero e contingente da affrontare, a pari passo con la lotta al virus.

In un momento così difficile, travolti da incertezze e informazioni contrastanti, molti di noi sono spinti a cercare le proprie risposte. Ed è comprensibile che le nostre facoltà critiche possano cedere quando siamo sommersi da sentimenti di confusione, paura, impotenza e solitudine. A volte siamo alla ricerca di un colpevole, altre volte stiamo semplicemente cercando di dare un senso a tutto questo e, senza accorgercene, stiamo contribuendo a peggiorare la situazione.

Un’informazione corretta e chiara e una riflessione in merito alle dinamiche di comunicazione sono quindi d’obbligo per riuscire a raggiungere un pubblico sempre più ampio, sempre più polarizzato e sempre più smarrito tra i “bombardamenti” di notizie giornalieri.

 


[Di seguito le fonti utilizzate e non citate in precedenza]

// Visualizzare la #Infodemia: il caso #Coronavirus (di Matteo Flora, mgpf.it) //

// Foto in anteprima di Repubblica //

 

Andrea Donadelli

Andrea Donadelli