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Spunti di riflessione in un mare di attualità.

Il cinismo degli “innocenti”

Così scrive Giuseppe Civati su Facebook riguardo la notizia della liberazione di Silvia Romano, tenuta prigioniera per 18 mesi in Africa e ora tornata a casa grazie al lavoro dell’intelligence italiana.

La scelta di esordire con un post di Civati è dettata dal fatto che lui sia stato uno dei più grandi supporter di Silvia, dedicandole un tweet giornaliero, perché la speranza non doveva mai essere persa.

Inizialmente, racconta ad Huffington Post “non c’era una strategia ma solo una esigenza: non far passare il messaggio cinico, razzista e anche un po’ sessista che stava iniziando a circolare”. Poi è stato come un faro nel ricordo che si è tramutato successivamente in gioia inaudita al momento della sua liberazione.

La notizia è giunta come un raggio di sole nel pomeriggio (del 9 maggio) grazie ad un tweet del presidente Conte ed è stata accolta con entusiasmo bipartisan dagli enti politici, dai media e ovviamente da tutto (o quasi) il popolo social.

La giovane attivista milanese si era recata in Kenya come volontaria per l’associazione Africa Milele Onlus con un solo obiettivo: aiutare. Solo questo: dare una mano.

Era stata poi rapita, a pochi mesi dalla sua laurea, e tenuta ostaggio da gruppi estremisti che avevano poi chiesto un riscatto all’Italia per la liberazione.

Al giungere in patria della notizia e della seguente richiesta di riscatto il web ha mostrato il suo lato peggiore: un insieme di vituperosi insulti che farebbero accapponare la pelle a qualsiasi essere umano con un briciolo di sensibilità.

“Un’oca giuliva, poteva stare a casa ad aiutare gli italiani” – “Ora quanto ci costerà farla tornare a casa sua per sempre, con l’obbligo di dimora e firma però” – “Se l’è cercata” – “Lasciamola lì, dove è voluta andare” e ancora “Bloccare i pagamenti dei riscatti: far morire un buonista per educarne cento”.

Commenti agghiaccianti, coperti dalla presunta impunità dei social network, rappresentanti uno sfogo di cinismo e freddezza inumana.

messaggero
(foto del Messaggero, 2018)
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(foto di Fanpage, 2018)

E la situazione attuale?

Ad oggi, purtroppo, sotto la falsa parvenza di essere tutti riuniti sotto una grande bandiera tricolore festeggiando per il suo ritorno in patria, la situazione non è mutata.

Anzi, se possibile, è pure peggiorata.

Per una manciata di click in più, alcuni giornali non hanno esitato a riportare notizie imprecise o frettolose, giudizi ed editoriali: dalla sua conversione all’Islam (“Abbiamo liberato un’islamica” titola Libero) durante la permanenza in Africa alla sua presunta gravidanza, arrivando sino alle fantomatiche cifre dovute al riscatto che non hanno fatto altro che scatenare l’odio di una gran parte dei commentatori accaniti sui social.

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(foto da Facebook, 2020)
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(foto da Facebook, 2020)

Il “cattivismo” gratuito, figlio di una politica di propaganda “no quarter” , ha purtroppo caratterizzato da tempo le opinioni di moltissimi italiani che, dall’alto della loro “innocenza“, spalleggiandosi l’un l’altro preferirebbero vedere una ragazza morta all’estero per “dare l’esempio” ad altri il cui unico peccato è il voler far del “bene”.

Insieme alle ingiurie razziste e xenofobe senza empatia o pudore la preoccupazione principale dei “commentatori” sembra essere, o forse probabilmente è, quella del denaro pubblico.

“Quanto soldi abbiamo speso?” – “Sicuramente si andranno a comprare delle armi” – “Solamente una sprovveduta che è andata in Africa”.

Solo alcuni degli esempi di come Silvia si sia sentita apostrofare nell’infinita spirale di odio scaturita su Facebook, Twitter e media tradizionali

Dopo 18 mesi di silenzio, di speranze, di dolore e di angosce torni, libera. E trovi chi conosce il prezzo di tutto, ma il valore di nulla.

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(foto da Twitter, 2020)
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(foto da Twitter, 2020)

 

Dove abbiamo lasciato l’umanità?

Personalmente faccio davvero fatica a leggere certe frasi. Alla notizia della agognata libertà di Silvia ho provato profonda gioia sebbene, come la maggior parte di noi, non la conoscessi. Eppure l’orizzonte di molti sembra essere bloccato ai confini nazionali.

Ovviamente c’è la possibilità di fare volontariato in Italia, come chiedono a gran voce in molti. Ma la scelta di vita, la scelta di esperienze e la voglia di dare una mano sono sensazioni e gratificazioni che vanno ben oltre il livello banalmente materiale delle cose e sono in grado di passare ogni confine. Un’esperienza all’estero inoltre fornisce capacità e competenze che un paese “moderno” non può fornire.

Come la maggior parte delle persone che affrontano un viaggio del genere credo che Silvia fosse a conoscenza dei rischi che poteva correre, eppure ha deciso comunque di farlo e non è giustificabile che molte persone abbiano invocato lo Stato per “lasciarla perdere”. Un brivido al solo pensiero.

In un momento di tristezza, di crisi e di pandemia non è il momento di restare ignavi alla prima bella notizia del 2020, né di incattivirci verso chiunque.

Basta cinismo in politica, basta divisioni, basta scontri. Questa vicenda deve essere un monito. Eravamo in molti a temere che Silvia non tornasse più. Qualcuno forse lo sperava. Basta atteggiamenti indegni, stop alle parole offensive. Adesso l’Italia deve ripartire, unita

Perché quando entri nel cuore di moltissime persone che non ti conoscono nemmeno, non importa quanto odio possa tirare in causa la gente, il mondo comunque, un po’, lo hai già cambiato.

Ripartire quindi, senza critiche, senza indignazione. Ripartire magari con lo stesso sorriso con cui Silvia ci ha accompagnato dal 2018 e che, ad oggi 2020, dopo tutto quello che ha passato, non ha ancora abbandonato.

Bentornata Silvia!

silviaromano
(foto di Il Sole 24 Ore, 2020)

 


(foto in anteprima di Open)
Andrea Donadelli

Andrea Donadelli