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Coronavirus: tra curiosità e caccia all’untore

Perché la nostra brama di sapere le generalità degli “infetti” è fuori luogo?

La caccia all’untore e la disperata ricerca di nomi sono pratiche certamente evitabili e caldamente sconsigliate. Suddette pratiche, infatti, sono atte a soddisfare solamente il nostro innato desiderio di sapere e nulla hanno a che vedere con la “lotta” alla diffusione della malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2.

Conoscere coloro i quali sono risultati positivi a tampone per Covid19 è esigenza strettamente legata alla funzione di prevenzione svolta dall’autorità sanitaria e non un’informazione di pubblica utilità, come possono credere in molti. Non lo è poiché il nostro compito è quello di evitare contatti sociali, e se costretti a tali, bisogna ricordarsi le regole base di distanziamento (>1 m) e di  protezione individuale tramite mascherine chirurgiche (OMS, 2020, p. 1) (European Centre for Disease Prevention and Control, 2020) che devono, però, essere indossate in modo corretto e da tutta la popolazione.

Questo è l’unico modo concreto e giornaliero che abbiamo per “combattere” la diffusione della pandemia.

Il rischio di trasmissione del virus è elevato, come abbiamo sentito chiaramente e ripetutamente da tutte le fonti di informazione a nostra disposizione e ciò inizialmente ci ha colto alla sprovvista e sicuramente spaventato, ma dipende comunque da vari fattori come la tipologia e la durata dell’esposizione (McIntosh, 2020).

Il tracciamento dei contagi avvenuto nelle prime fasi dell’epidemia ha dimostrato che almeno il 10% delle infezioni secondarie sono apparse all’interno delle mura di casa, ma ha anche evidenziato che il rischio di trasmissione in altri contesti (quali ritrovi lavorativi o sociali) tramite contatto diretto è allo stesso modo presente (McIntosh, 2020) (Ghinai, Woods, & Ritger, 2020).

Questo quindi ci giustifica ad esigere nomi, cognomi, indirizzi delle persone infette?

Superando la garanzia di privacy, esigendo rispetto e alzando il vessillo della “difesa personale” vogliamo sapere se siamo venuti a contatto o meno con tali soggetti per prendere le adeguate precauzioni. Sebbene il timore del contagio e delle sue conseguenze possano portarci a sviluppare un pensiero di questo tipo, le basi sui quali fondiamo le suddette richieste sono labili e infondate: partendo già dal presupposto che le precauzioni, come detto precedentemente, sono da attuare in ogni caso e non solo se si sospetta di essere entrati in contatto con una persona contagiata.

In secondo luogo possiamo osservare come il periodo di incubazione di COVID-19 sia di almeno 7-20 giorni a seguito di esposizione a contatto, con una media di apparizione dei sintomi che si attesta sui 5 giorni dopo contatto (McIntosh, 2020) (Li, et al., 2020). Inoltre è ben documentato come l’infezione può presentarsi in modo asintomatico, rendendo vane le nostre speranze di proteggerci solo se dubbiosi o sospetti di un contatto. In uno studio condotto in una struttura di lungo degenza: 13 su 23 residenti risultati positivi al tampone erano asintomatici al momento della diagnosi (Kimball, Hatfield, & Arons, 2020).

Ad oggi, inoltre, la tracciabilità va a pari passo coi tamponi effettuati (circa 1,1 milioni in Italia) focalizzando l’identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti dall’inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto. Atto che se svolto con tempistiche normali porta ad un’attesa di 5-6 ore post tampone per ottenere un risultato ma in situazione emergenziale la stessa arriva a circa 12 ore. L’effettuazione del test diagnostico, poi, viene ad oggi assicurata a casi sintomatici ricoverati, a sintomatici all’interno di comunità chiuse, a persone fragili ed agli operatori sanitari in attesa di tornare al lavoro come specificato dal Ministero della Salute. (Ministero della Salute, 2020)

L’ampio stress a cui sono sottoposte le ATS locali, dato dall’importante numero di richiedenti tampone e dalla disponibilità di analisi dei laboratori, porta ad un ulteriore allungamento dei tempi per ogni singolo cittadino che non dovesse manifestare sintomatologie gravi, che può arrivare sino alle due settimane di attesa o fino alla fine dei sintomi stessi.

Una ricerca pubblicata su Nature Medicine confermerebbe inoltre che la trasmissione del patogeno virale avverrebbe anche durante lo stadio pre-sintomatico della malattia, ed anzi si stima che un 44% dei casi di infezione secondaria da COVID-19 siano apparsi in suddetto stadio. Di fatto la maggior incidenza si attesterebbe fra gli 0 e i 2 giorni prima dell’apparizione dei sintomi (Xi, Eric, & Lau, 2020).

A questo punto possiamo dunque pensare che, anche conoscendo nomi e cognomi delle persone infette, la nostra strategia di difesa sarebbe quantomeno fallace poiché l’esito di positività si avrebbe dopo almeno, nel peggiore delle ipotesi, tre settimane all’insorgenza di sintomi e quindi la trasmissione dello stesso potrebbe già essere passata tramite noi ed i nostri cari nel caso non ci fossimo dotati delle protezioni e delle precauzioni di cui abbiamo già discusso in precedenza.

Evitiamo quindi futili cacce alle streghe, polemiche o sterili tentativi di ergersi paladini della comunità ma atteniamoci alle disposizioni dell’autorità: permettendo quindi loro lo svolgimento degli atti di prevenzione e di contenimento.

Domandiamoci, invece, se siamo così attenti alla prevenzione personale al punto di poterci permettere di giudicare e vegliare su quella altrui.

 

 


 

Bibliografia

 

European Centre for Disease Prevention and Control. (2020, Aprile 8). Tratto da ECDC Europa: https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/using-face-masks-community-reducing-covid-19-transmission

Ghinai, I., Woods, S., & Ritger, K. A. (2020, Febbraio – Marzo). Community Transmission of SARS-CoV-2 at Two Family Gatherings—Chicago, Illinois, February–March 2020. Tratto da Medline ® Abstract for Reference 40 of ‘Coronavirus disease 2019 (COVID-19): Epidemiology, virology, clinical features, diagnosis, and prevention’.

Kimball, A., Hatfield, K., & Arons, M. (2020). Asymptomatic and Presymptomatic SARS-CoV-2 Infections in Residents of a Long-Term Care Skilled Nursing Facility—King County, Washington, March 2020. MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2020.

Li, Q., Guan, X., Wu, P., Wang, X., Zhou, L., Tong, Y., . . . Wong, J. (2020, Gennaio 29). Early Transmission Dynamics in Wuhan, China, of Novel Coronavirus-Infected Pneumonia. Tratto da PubMed: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=31995857

McIntosh, K. (2020, Aprile). Coronavirus disease 2019 (COVID-19): Epidemiology, virology, clinical features, diagnosis, and prevention. Tratto da UpToDate: https://www.uptodate.com/contents/coronavirus-disease-2019-covid-19-epidemiology-virology-clinical-features-diagnosis-and-prevention

Ministero della Salute. (2020, Aprile 3). Aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione di priorità. Tratto da Sito Web Ministero della Salute: https://drive.google.com/file/d/1chU7cghDEa7nqTbi2I648MWJIG1jjADK/view

OMS. (2020, Marzo). Rational use of personal protective equipment for coronavirus disease (COVID-19) and considerations during severe shortages. Tratto da Sito Web OMS: https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/331695/WHO-2019-nCov-IPC_PPE_use-2020.3-eng.pdf

Xi, H., Eric, H., & Lau, Y. (2020, Aprile 15). Temporal dynamics in viral shedding and transmissibility of COVID-19. Tratto da Nature Medicine: https://rdcu.be/b3B50

Andrea Donadelli

Andrea Donadelli